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Assenzio
La fata verde

Assenzio

La fata verde

Ecco alcune informazioni sulla famigerata bevanda dei poeti maledetti.

Nel lontano 1830 le truppe francesi stavano tornando trionfanti dalla conquista in terra di Algeria; questi uomini non tornavano come semplici vincitori di una guerra, bensì vittoriosi anche da diverse malattie allora letali, quali la dissenteria, la malaria il tifo...
Assieme ad essi portavano la pozione che a loro dire li avrebbe preservati dai malanni:
Un infuso di Artemisia Absinthium, una pianta spontanea che cresce in gran parte dell'Europa ed in Italia in particolar modo.
Le proprietà officinali di questa pianta erano conosciute fino all'antichità, infatti in un papiro egizio rinvenuto in una spedizione di egittologi riportava la ricetta di una essenza curativa a base di Artemisia Absinthium; nella bibbia invece si trova sempre in pessima compagnia di piaghe e lamentazioni.
La magica pozione venne commercializzata da Henri-Luis Pernod nel 1805 e venne chiamato Absinthe che tradotto in italiano equivale ad Assenzio.


La ricetta di questa prima apparizione della mitica Fata Verde era questa:

Si mettevano a macerare per un minimo di 12 ore, in 1 litro d'alcool a 85°, le seguenti piante medicinali secche: Artemisia absinthium (assenzio maggiore o romano) 25 g. - Anice 50 g. - Semi di finocchio 50 g. più piccole porzioni di ginepro, noce moscata, veronica, anice, succo limone, angelica.
All'estratto ottenuto si aggiungono 0,5 litri d'acqua, la soluzione si pone in un distillatore. Il processo di distillazione va interrotto quando si è ottenuto 1 litro di distillato. Si prelevano 0,4 litri del distillato e si aggiungono: Assenzio absinthium 10 g. - Issopo 10 g. - Succo limone 5 g.
L'estratto ottenuto si scalda a moderata temperatura e si filtra, al filtrato si aggiungono i restanti 0,6 litri di distillato.

Il litro circa d'assenzio finale va diluito con acqua fino a raggiungere una gradazione alcolica pari a 75°.



L'Assenzio è un liquore molto forte, circa 68%, verde smeraldo e verde chiaro. Nasce intorno al 1700-1800 a.C. pare dagli egiziani come bevanda, alcuni racconti si trovano addirittura nelle sacre scritture e verrà utilizzato nel 150 a.C. anche come insetticida per i campi, ce ne parla Plinio e Plutarco (che era solito girare con un bastone cavo pieno di assenzio, ogni tanto toglieva il tappo e si faceva il suo sorsetto :). Finché nel '800-'900 avviene una vera e propria riscoperta di questa bevanda che diventa un vero e proprio cult, Manet gli dedicherà un quadro "L'Assenzio", Lucrezio scriverà dei canti su questa bevanda, e praticamente tutti gli intellettuali ed artisti (Gaugin, Allan Poe, Picasso, Crowley, Verlaine, Rimbaud, Monet, Budelaire, Wilde, Lautrec, Van Gogh) ne facevano uso, si dice anche che Van Gogh si recise l'orecchio in preda ad una crisi da intossicazione di Assenzio.
Un liquore forte, inebriante - tossico se supera una certa dose - tanto che in alcune nazioni, compresa l'Italia, è proibito venderlo e fabbricarlo (nella sua ricetta originale). I paesi europei nel quale è rimasto ancora reperibile sono il Portogallo e la Spagna, anche se con difficoltà. L'assenzio è stato anche celebrato dall'arte, da Shakespeare fino ai poeti in Francia (dove c'è stata maggior diffusione, fino al 1915 dove fu vietato per tossicità) come gli "scapigliati" Baudelaire, Verlaine e Rimbaud.

Quello che troviamo oggi in commercio si avvicina solamente a ciò che l'assenzio è stato in altre epoche. Quello che si avvicina di più
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Assenzio - ARTEMISIA ABSINTHE 68% - Limited Production
Alfred Delvau lo descriveva così: «L'ubriachezza che dà non assomiglia a nessun'altra di quelle conosciute. Non è l'ubriacatura pesante della birra, né quella feroce dell'acquavite e neppure la gioviale ubriachezza del vino... No, l'assenzio vi fa girare la testa alla prima fermata, vale a dire al primo bicchiere, vi salda sulle spalle un paio di ali di grande portata e si parte per un paese senza frontiere e senza orizzonti ma anche senza poesia e senza sole»


L'assenzio o artemisia e un'erba aromatica perenne, spontanea: Ha le foglie picciolate, setacee e biancastre nella parte superiore. I fiori, sorretti da pedicelli lunghi un centimetro, sono di colore giallo. La pianta, comune in molte zone della penisola, ha un forte odore aromatico e sapore amarissimo. Le parti utilizzate, le sommità fiorite e le foglie più alte, sono essiccate all'ombra o in forni a temperatura inferiore ai 40 gradi centigradi. I principi attivi dell'Absinthium sono utilizzati per preparati che hanno azione digestiva e stimolante dell'appetito (vino all'assenzio o Vermouth), tradizionalmente la pianta veniva utilizzata per le sue proprietà vermifughe. Ad alte dosi il suo estratto può agire sul sistema nervoso centrale.
Il nome Artemisia deriva da Artemide, dea della fertilità, e ricorda le proprietà emmenagoghe della pianta, mentre la parola greca absinthium significa "privo di dolcezza" e ne indica il sapore amaro. Le molte specie del genere Artemisia hanno uno spettro d'azione comune: tonico-stimolante generale, eupeptico, emmenagogo. Fin dai tempi più antichi l'assenzio era apprezzato per le sue virtù terapeutiche. Già nel 1600 a.C. e citato in un papiro egizio; Celti. Arabi e medici medioevali lo raccomandavano per i disturbi di carattere, mentre oggi le sue qualità sono riconosciute terapeutiche per la disappetenza e per l'atonia gastrica, oltre che per abbassare le febbri. Ma l'uso che ha reso davvero celebre l'assenzio e il liquore che se ne trae. Un liquore forte, fin troppo inebriante, tossico se supera una certa dose, tanto che in alcune nazioni è proibito venderlo e fabbricarlo.
L'assenzio come inebriante e stato anche celebrato dall'arte.
II divino Shakespeare mette sulle labbra di Amleto l'esclamazione "Assenzio! Assenzio!", il maestro dell'impressionismo Manet lo immortala in un quadro intitolato appunto "L'assenzio". Sono pero i grandi poeti francesi ad aver reso l'assenzio leggendario e immortale: Baudelaire, Verlaine, Rimbaud si perdevano e si ritrovavano tra i suoi sorsi. L'assenzio, detto anche "erba santa" per le sue proprietà medicamentose, e molto amaro, tanto da diventare proverbiale per questa sua caratteristica. Già nelle Sacre Scritture simboleggiava le traversie e i dolori della vita, e si usa dire di qualcosa "e amaro come l'assenzio". L'assenzio, o meglio l'olio essenziale che se ne ottiene dalle foglie, e una delle componenti che danno agli amari il gusto amaro. In Italia sono comuni due specie di assenzio: l'assenzio di siepe (Artemisia vulgaris), usato in erboristeria, e l'assenzio gentile (Artemisia pontica), sfruttato per i liquori.

 

L'assenzio prende il nome dall' Artemisia Absinthium , erba molto amara conosciuta sin dall'antichità e contenente nel proprio olio essenziale il Tujone, terpene ritenuto responsabile dell'alterazione delle menti dei bevitori.

Oscar Wilde diceva: "Un bicchiere d'assenzio, non c'è niente di più poetico al mondo. Che differenza c'è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose". Ed aveva perfettamente ragione, Wilde si riferiva ai bicchieri bevuti con acqua e zucchero non a quello non diluito che non ha un buonissimo sapore. Il principio attivo si chiama alfa-Thujone , cos'è?

Una neurotossina, il nome scientifico è: 4-Methyl-1-(1-methylethyl)biciclo[3.1.0]hexam-3-one, la formula: C 10 H 16 O, Tossicità: LD50 (topo, s.c.) 134 mg/Kg, Meccanismo di azione: Antagonista serotoninico presinaptico come il THC :) Antidoto: NESSUNO (quindi attenti). Tossicologia: Il thujone agisce sul sistema nervoso centrale contrastando l'azione dell'acido gamma-aminobutirrico o GABA, un inibitore delle scariche elettriche indirizzate ai neuroni. Le cellule nervose, non più protette dal GABA, subirebbero il bombardamento di una moltitudine caotica di impulsi e ciò determinerebbe uno stato di euforia, accompagnato da apparente lucidità, ma anche da allucinazioni, convulsioni e delirio. Effetti negativi: Disturbi gastrointestinali, gastroenterite, nervosismo, problemi muscolari, convulsioni, stordimento, morte, defecamento involontario (hahahahaha secondo me non è vero :), respirazione anormale, schiuma alla bocca...bah, urina rossa, congestione renale, allucinazioni visive ed uditive hihihihih. Effetti positivi: Svariate doti curative, altamente afrodisiaco, stimola la creatività, allucinogeno, psicoattivo, vermifugo.

I dati farmacologici recenti sono certamente scarsi, la pianta e i suoi estratti vivono nella leggenda popolare. L'assenzio contiene un principio attivo: il Tujone, che ha una struttura geometrica molecolare simile a quella del tedraidrocannabinolo (principio attivo della Cannabis). La similitudine geometrica dei principi attivi non ha nessuna particolare valenza scientifica, infatti ci sono numerose sostanze che pur avendo medesima struttura geometrica non hanno nessuna similitudine dal punto di vista farmacologico. Nei primi anni nel novecento quando questa droga fu studiata, anche sotto la pressione di un forte movimento proibizionista, furono pubblicati diversi studi scientifici che tendevano a dimostrare la capacità del Tujone, a forti dosi, di provocare convulsione e morte negli animali da esperimento. Il tujone sembra avere anche un'azione antisettica e vermifuga.
Finiamo la descrizione scientifica e passiamo alla prova su un umano invece che su una cavia da laboratorio (la cavia ora sono io e gli effetti li descrivo in tempo reale per essere più fedele possibile...davvero :). A stomaco vuoto, dopo 10 minuti (al primo bicchiere, sempre diluito, non si beve da solo) noto un tremore alle braccia e vedo delle strisce colorate davvero belle, giuro che la creatività sale a livelli assurdi si riescono a pensare ed a fare delle cose assolutamente assurde...Al secondo bicchiere la mia tv diventa gommosa e si trasforma in un romboide, Piero Angela diventa molto strano in volto :)...Il mio cane è più lungo e gommoso del solito, mi sento molto molto pacato e vedo tutto di gomma...tutto più morbido. Terzo bicchiere...Mmmm non riesco a prendere il mouse...Non lo trovo, faccio un _po'_ di errori di battitura :) (questo è l'alcool) il mouse ha una strana consistenza, sembra viscido, morbido e umido (è il mouse, non pensate male, non sto prendendo altre cose :) la maniglia della porta è moooolto bella, è affusolata, ho la visione a tunnel, non vedo oltre i 40° di larghezza :) WinAmp effettivamente produce strani suoni, non è il solito metal...È parecchio contorto ed anche il suono ora mi sembra gommoso è....come dire...denso...si denso...La cosa più bella è che si immaginano delle cose strane e belle, si aprono gli occhi e si vedono come ologrammi...Mai provata una sensazione del genere, sembra quasi un fratello del peyote. 2 ore dopo: ok è finito e devo dire che è davvero fico (ah, il colore dell'urina è restato giallo :). Bene ora sapete a cosa andate in contro se decideste di bere la 'Fata verde', ricordatevi che può diventare una strega, il vostro stato d'animo comanda tutto, se siete agitati vedrete tutto sotto un'altra prospettiva, così come se siete in compagnia oppure da soli....


Il successo:

Il boom del successo lo si ebbe alla fine del diciannovesimo secolo quando in Francia il famoso Absinthe divenne una bevanda in gran voga.
Questo aperitivo con 68° di percentuale alcolica ebbe un tale successo di massa che il suo utilizzo spaziava dal ricco borghese, all'artista e al proletario, la sua benevolenza tra il popolo ne fece la bevanda più consumata, a discapito delle aziende vinicole che persero grandi percentuali di vendita.
L'Absinthe forniva una economica alternativa per sbronzarsi, ed altre aziende (oltre alla Pernod di Pontarlier) cominciarono a produrre il loro Absinthe con materiali a bassissimo costo per giocare fino in fondo la carta della concorrenza.
Questi prodotti a basso costo altro non erano che prodotti adulterati e molto pericolosi per la salute del consumatore, infatti diversi produttori non esitavano a mescolare nel loro Absinthe il solfato di rame per dargli un colore più accattivante, e spesso veniva utilizzato alcool di grano al posto di quello ottenuto dalla fermentazione dell'uva.
Purtoppo queste piccole aziende vendevano molto per l'economicità dei loro prodotti, mentre la Pernod-Fils che produceva un assenzio di ottima qualità era più che altro destinato ad una clientela di gente benestante (una minoranza del popolo francese).
Non ci volle molto perchè questo aperitivo dal gusto di anice si diffuse in tutta Europa e successivamente anche negli Stati Uniti.
Personaggi famosi come Verlaine, Rimbaud, Baudelair, Van Gogh, ne fecero la loro musa personale, e poi Degas, Toulouse Lautrec, WIlde e tanti altri artisti diventati un mito.
Moltissime opere d'arte dalle poesie ai quadri furono dedicate alla Fata Verde; quando nell'antica Parigi rintoccò l'ora verde, ne vennerò consumati milioni di ettolitri.
L'ora verde andava dalle 17 alle 19 e coincideva con l'ora dell'adulterio.
Verso gli inizi del ventesimo secolo erano gia serpeggianti delle voci secondo le quali l'assenzio aveva delle proprietà non del tutto controllate, e il suo abuso, nonchè la assuefazione che dava ai bevitori cominciò a far sospettare che essa non era un normale liquore, bensì una droga.
Il bavitore di vino tende all'allegria, alla socializzazione, il bevitore di birra ha una ubriacatura pesante; il bevitore di assenzio è invece perso nelle sue fantasticherie, la sua creatività raggiunge livelli massimali e forse, anche per questo fù la bevanda degli artisti.
Emile Zola nè descrive gli effetti devastanti sulle classi sociali più umili e la piaga sociale che ne deriva; egli scrisse:
"Finisce sempre con uomini ubriachi e ragazze incinte".
Incisivo fu anche Ernes Dowson, morto a 33 anni a causa dell'alcolismo, in una lettera scritta ad un suo amico:
«In realtà è un errore invaghirsi dell'assenzio. Come alcol robusto, è inferiore al nostro vecchio scotch. Io stamattina mi sono svegliato con i nervi a fior di pelle e un alito pestilenziale. Capisco che l'assenzio aumenta l'acidità "absinthe makes the tart grow fonder". È estremamente nocivo per la pelle. Non ho mai avuto un aspetto così vizioso come questa mattina»

Cronologia:

1792
Il medico francese Pierre Ordinaire distilla un liquore forte (68° Vol.) contenente assenzio maggiore, anice, issopo e svariate quantità di altre erbe comuni come tonico toccasana. Diventò così famoso che anche altri cominciarono a distillarlo e fu ben presto soprannominato La Fée Verte (la Fata Verde).


1870
Inizio di 30 anni d'inaridimento del settore vinicolo in Francia. I vigneti vennero devastati da un insetto noto col nome di filossera, che si cibava delle radici dei vigneti da una costa all'altra del paese. Il vino divenne scarso e molto costoso, il che a sua volta condusse ad un'esplosione delle vendite di assenzio che divenne ben presto il prodotto preferito della cultura dei caffè in assenza del vino.

1890
Nell'ultimo decennio del XIX secolo un'ondata di edonismo si diffuse in Francia, caratterizzata dalle bizzarrie dei bisboccioni bohemienne che frequentavano il Moulin Rouge nel periodo più prolifico della sua storia. Situato nel centro di Montmartre si trovava il distretto a luci rosse parigino i cui avventori conoscevano molto bene le presunte qualità afrodisiache dell'assenzio, e pertanto l'assenzio e il Moulin Rouge sono diventati ora sinonimi.

1910
36.000.000 di litri di assenzio venduti in Francia.

1912
220.000.000 di litri di assenzio venduti in Francia. (Noi Zii non ci capacitiamo sul numero di sardelle che se so caricati sti Francesi n.d.r.)

1915
L'Assenzio viene vietato in Francia.
Dopo anni di distribuzione di assenzio alle proprie truppe come misura preventiva contro la malaria, il Governo francese decise di vietare l'assenzio ritenendolo responsabile della diffusa diserzione nelle trincee durante la Prima Guerra Mondiale. Ma il motivo forse più influente era il fatto che il Governo era sottoposto ad un'estrema pressione dal settore vinicolo francese che riteneva che l'assenzio avrebbe usurpato il suo mercato.

1931
Assenzio vietato sulla base di un referendum pubblico sotto la monarchia italiana.

1998
Il 21 luglio, George Rowley si assicurò l'autorizzazione del governo britannico sul documento fondamentale che consente la vendita legale dell'assenzio nell'Unione Europea dopo essere stato vietato in numerosi paesi europei per oltre mezzo secolo.

2000
L' Assenzio La Fée viene lanciato sul mercato. E' il primo assenzio tradizionale ad essere prodotto commercialmente in Francia dal suo divieto nel 1915. L'unico assenzio prodotto in associazione con il Museo Francese dell'Assenzio di Auvers-sur-Oise, Francia, viene acclamato dalla critica.

2003
V.E.L.I.E.R. porta l'Assenzio La Fée in Italia in confezioni da 70cl e 50cl. Inoltre l'Assenzio La Fée riceve una medaglia presso la International Spirit Challenge. Nessuno degli altri marchi di assenzio partecipanti hanno ricevuto dei riconoscimenti.

2004
Gli Zii ce vanno sotto !!!


Nel 1905 accade l'inevitabile…

«Una crema di menta, un cognac e soda, sette bicchieri di vino e un caffè corretto al brandy; poi un altro litro di vino, un'ulteriore innaffiata di brandy e due bicchieri di assenzio».

Queste sono le tappe che i giornali dell'epoca hanno ricostruito rigurardo quel 28 agosto alcolico che segnò una svolta per la Fata Verde
Il robusto bevitore osservato è Jean Lanfray, contadino di 31 anni abitante nel Canton Vaud in svizzera, che dopo una giornata passata a bere, tornò a casa ed uccise a colpi di fucile la moglie e le due bambine.
Grande importanza fu data ai 2 bicchieri di Assenzio, il quale era sospettato di proprietà allucinogene.
Questa efferata barbarie sparse il terrore nel cantone svizzero, nel quale la gente vide materializzarsi l'incubo che in realtà l'assenzio non fosse una Fata Verde, ma un veleno verde, e prese ui considerazione furono anche le allucinazioni omicide di cui cominciava a serpeggiare l'idea da anni addietro.
Certo non aiutò a salvare l'onore della Fata Verde il colpo di pistola che Verlaine sparò a Rimbaud, ne l'orecchio di Van Gogh che si recise dopo aver bevuto assenzio.
Nel 1907 in Svizzera fu firmata una petizione che condannò l'assenzio al bando, in Francia fu vietato nel 1915 e grazie anche alla guerra mondiale che distolse gli sguardi dai cafès parigini alle trincee, l'absinthe scomparve lentamente.
Sopravvive tutt'ora in Spagna e Portogallo.

Questa fu la fine di un mito...


...e adesso ritorna....

 

Nel 1998 Radomir Hill nella Repubblica Ceca, tenta di rilanciare la distilleria di famiglia oramai in declino e una bottiglia di Absenta importata dalla spagna gli suggerisce l'idea:

Produrre l'Hill's Absinth.
Non ci volle molto per diffondere la sua bevanda singolare che poco ha a che vedere con l'antico absinthe consumato dagli artisti; ma la frenesia e la curiosità dei turisti di Praga e non solo sopperisce all'evidenza dei fatti, quindi l'Hill's Absinth pur non essendo un vero Absinthe ottiene un successo strepitoso, tanto da allargarsi anche fino a Londra.
Con l'unione Europea e la maggior elasticità delle leggi, altre ditte come la Pernod ricominciarono a produrre Absinthe, limitando con mezzi moderni la concentrazione di Tujone, l'alcaloide contenuto nell'assenzio responsabile delle allucinazioni e dell'assuefazione, ma cercando il prodotto giusto si riesce ancora oggi a ritrovare dei prodotti paragonabili al vecchio Absinthe.
Inoltre il rituale usato per preparare l'assenzio ha un fascino iniziatico che ne aumenta il fascino.

La famigerata bevanda del XIX secolo fu una volta messa al bando nel periodo della monarchia italiana e rimane tuttora illegale in paesi come gli USA.

L'assenzio fu l'ispirazione del modo di vivere bohemienne ed era la bevanda preferita di artisti famosi come ad esempio Vincent Van Gogh, Toulouse Lautrec ed Ernest Hemingway, che dichiarò di amare l'assenzio per i suoi effetti di far cambiare le idee. Il Governo francese decise di vietare questo liquore nel 1915 e molti altri paesi seguirono a ruota.

L'Assenzio La Fée è il primo assenzio tradizionale ad essere prodotto commercialmente in Francia dal periodo del divieto del 1915, ed è ora in vendita in Italia.



Si versa nel bicchiere una quantità ragionevole di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito, forato con una zolletta di zucchero sopra, e con una brocca, si fa gocciolare dell'acqua ghiacciata sullo zucchero per stemperarlo dolcemente.
L'acqua e lo zucchero vanno ad allungare ed addolcire la proverbiale amarezza dell'assenzio, e si dice, anche ad aumentare gli effetti del tujone.
L'assenzio bevuto in questo modo rimane fresco e con un gusto dolce al punto giusto.

Si mette prima di tutto il cucchiaino con lo zucchero sopra il bicchiere, si versa l'assenzio bagnando la zolletta di zucchero e successivamente andando a cadere dentro il bicchiere.
Fatto questo si incendia la zolletta ed il fuoco va a caramellare lo zucchero che gocciolando incendia anche l'assenzio.
Fatto caramellare per una quindicina di secondi si spegne il fuoco e si allunga la miscela con acqua.
Questo metodo rende l'assenzio caldo e inebriante, tuttavia non è il vero rituale.

Si prende un bicchierino da grappa, lo si riempie di assenzio e lo si beve.

Ovviamente il sapore della Fata varia da rituale a rituale, quindi la scelta del rituale preferito è a discrezione del consumatore.


 


E. Degas
L'Assenzio
(1876)
Musée d'Orsay, Parigi



P. Picasso
La bevitrice di assenzio
(1901)
Olio su tela, 73 x 54 cm Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo

Emile Zola lo considerava una vera piaga sociale un veleno che ha ucciso molti francesi. Era proibito dal 1915 e ora ricompare ma in versione più leggera. Verlaine, Degas, Manet crearono il mito.
L'assenzio fa parte dei miti che caratterizzarono la fine dell'Ottocento. Un liquore che ha in Paul Verlaine, bevitore accanito, un riferimento obbligato ma che impresse un connotato a un intero periodo. La sua diffusione era iniziata verso il 1830 quando cominciò il rimpatrio dei soldati che avevano conquistato l'Algeria. Si disse che un po' d'assenzio diluito in acqua, li aveva preservati dal tifo, dal colera, dalla dissenteria. In Francia la strana bevanda dall'amaro gusto di anice diventò rapidamente una moda, quasi un rito sociale. La chiamavano Le péril vert il pericolo verde, o anche La fée verte, la fata verde.
L'assenzio non giova. Il poeta Musset, che ne abusa, dicono che sembri, a quarant'anni, già vecchio. Il tema dell'assenzio diventa uno dei più ripetuti nella letteratura, nella satira, nella pittura. Nel 1859 Edouard Manet dipinge il suo Buveur d'absinthe che suscita scandalo e viene rifiutato dal Salon anche perché, come modello, l'artista ha preso un vero clochard e il trasfigurato realismo dell'immagine impressiona la giuria. Toulouse Lautrec, Van Gogh, Picasso, Gauguin, non c'è grande pittore che non ritragga l'espressione assente, gli occhi perduti di un bevitore d'assenzio.
Si narra che Van Gogh si mutilò l'orecchio proprio sotto l'effetto dell'assenzio.
Ci si prova con risultati eccezionali anche Edgar Degas dipingendo una coppia seduta a un tavolino di marmo. Lei ha lo sguardo smarrito, lui fissa disincantato qualcosa che non vediamo fuori dell'inquadratura. Il titolo è L'absinthe (1876), uno dei quadri più belli di Degas che ha tuttavia un retroscena quasi comico. Il pittore aveva utilizzato come modelli due suoi amici, l'attrice di teatro Ellen Andrée e lo scultore Marcellin Desboutin, personaggi molto noti negli ambienti della bohème. L'aspetto ridicolo è che i due erano quasi del tutto astemi. Quando il quadro era già diventato celebre, la Andrée confidò in un'intervista: «Sì, nel mio bicchiere, ma solo nel mio, c'era del vero assenzio. Tutto quello che ci era stato chiesto era di guardare nel vuoto come due scemi».A riportare in vita la Fata Verde è bastato qualche segnale lanciato dall'immaginario cinematografico. In "La vera storia di jack lo Squartatore", il seducente Jhonny Depp, nei panni dell'investigatore Fred Abberline, ricorre alle visioni oniriche dell'assenzio per scovare il serial killer. E pare che dal quel set in poi la star sia diventata un accanito consumatore del liquido verde. Anche in "Moulin Rouge", con Nicole Kidman, il superalcolico è compagno di vita degli artisti, come Toulouse-Lautrec, che gravitano intorno al locale più famoso e peccaminoso dell'epoca.
Tra gli ammiratori di oggi anche il nuovo "maledetto" Marilyn Manson, che non inizia un concerto senza una bottiglia di Fata Verde, l'attore Leonardo Di Caprio, il gruppo degli Suede, i Bluvertigo, che gli hanno dedicato il brano presentato a Sanremo, lo scrittore Andrea Pinketts (ha scritto "L'assenza dell'assenzio"). E non poteva mancare il rapper Eminem. Si racconta che per bere indisturbato il suo liquido verde abbia affittato un intero locale di Londra. Nella City la norma è ferrea: non si possono bere più di due bicchierini a testa. Ma negli absinthe-party dei vip, la regola è invece l'eccesso. All'insegna dei celebrati bohemiens. E proprio dall'Inghilterra, paese nel quale l'assenzio non venne mai messo all'indice, arriva la sua ufficiale sdoganatura. Addirittura la molto british Tate Gallery, ha celebrato una sua apertura straordinaria (per tutta una notte) con fiumi di liquore verde.


P. Picasso
Bevitrice d'assenzio
(1901)

Olio su cartone, 65,8 x 50,8 cm Collezione Melville Hall, New York



Anton Pevsner
Assenzio
Natura morta, primi anni 20, olio su tela, cm 75,5x49

 

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